Campegine

Targa in memoria di Eros e Miro

Didimo Ferrari nasce nel 1912 a Metz, in Francia, dove i suoi genitori Armando e Gelsomina Tinterri erano emigrati per trovare lavoro.

Tornano a Campegine alla vigilia della Prima guerra mondiale, in cui Armando perde la vita nel 1916. La madre è in grande difficoltà a mantenere i 4 figli (oltre a Didimo anche Velia, James e Armanda). Il maggiore è costretto quindi ad abbandonare la scuola in quarta elementare per lavorare come servitore e poi come bracciante stagionale.

Nel 1931 comincia a frequentare la cellula comunista clandestina, diffondendo stampa antifascista nella bassa.

Arrestato una prima volta il 5 maggio 1932, nella grande retata di oltre 150 comunisti reggiani, viene condannato dal Tribunale speciale; ma è dimesso l’11 novembre per l’amnistia del decennale.

Ferrari si sposta più volte, a seguito della nonna Gelsomina che lavora a giornata: abita prima in vicolo Parigi a Caprara, poi in centro a Campegine, di fianco alla villa dei Cocconi.

Il suo ruolo è fondamentale per portare all’antifascismo il giovane Riccardo Cocconi, in precedenza militante fascista.

Nel 1934 arriva in zona anche una famiglia di mezzadri, i Cervi, che si stabilisce al podere presso i Campirossi, tra Caprara e Praticello.

Uno dei figli della famiglia Cervi, Aldo, condivide le idee politiche di Didimo e il suo amore per la cultura (nonostante gli scarsi studi, questi legge, scrive e suona).

I due decidono quindi di approntare una piccola biblioteca clandestina, recuperando alcuni volumi della Biblioteca Popolare Circolante “Francesco Crispi”, istituita a Campegine nel 1867 e poi chiusa dai fascisti. Con questa azione intendono alfabetizzare la popolazione , per difenderla dallo sfruttamento e farle maturare autonomia; ma anche per diffondere testi politici antifascisti, come quelli di Marx e Lenin.

A seguito di una soffiata, la cosa viene però scoperta dalle autorità, che arrestano Didimo e interrogano molti altri giovani.

Nel novembre 1934 Ferrari viene quindi condannato a 5 anni di confino a Ponza per aver organizzato una biblioteca “composta quasi esclusivamente di libri sovversivi”.

Durante il confino è anche imprigionato a Poggioreale per aver sobillato una protesta dei confinati; e poi costretto al servizio militare in una compagnia di punizione. Inoltre nel 1939 la sua pena viene prolungata arbitrariamente per “cattiva condotta” e “assenza di ravvedimento”.

Didimo resta quindi recluso per 10 anni, ma come molti antifascisti fa del carcere una università, conducendo letture filosofiche e politiche e redigendo quaderni di grande interesse.

Liberato dopo il 25 luglio 1943, torna a Campegine ad agosto e si attiva immediatamente per avviare un centro stampa clandestino. Ma viene arrestato dai fascisti nel gennaio 1944 e condotto al famigerato carcere dei Servi, da cui riesce a fuggire fortunosamente.

Il 5 marzo 1944 lui e Cocconi salgono quindi in montagna per unirsi ai partigiani, diventando così “Eros” e “Miro”.

Guida politica dei garibaldini reggiani, poi commissario dell’intero Comando Centro Emilia durante la Repubblica di Montefiorino, quindi dirigente comunista del Comando unico reggiano, Eros è uno dei protagonisti della Resistenza sul nostro Appennino.

Ma non rinuncia alla lettura e alla scrittura: è infatti direttore di diversi periodici partigiani e autore di un corposo carteggio.

Nel dopoguerra Ferrari è segretario dell’Anpi, membro dei vetrici del Pci e segretario della Federterra. Incriminato per il delitto Vischi, nel 1950 si da alla latitanza, prima in Romagna e poi in Cecoslovacchia, paese da cui ritorna solo nel 1955, dopo l’amnistia.

Relegato dal partito in ruoli marginali perché ritenuto impresentabile, viene accusato delle maggiori responsabilità per le violenze del dopoguerra; in realtà la documentazione dimostra la sua strenua opposizione al segretario del Pci reggiano Arrigo Nizzoli e rivela una insospettabile sensibilità umana.


Riferimenti:
A.Zambonelli, Il dopoguerra reggiano nelle carte segrete di Eros, in “RS – Ricerche Storiche”, 1990, 64-66, pp. 7-40
“Notiziario Anpi”, 2009, 8, pp. 4-7
www.comune.campegine.re.it
www.istitutocervi.it
www.anpireggioemilia.it

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