Vetto

Casa di Pasquale Marconi , 1944

Alla Teggia di Rosano, a 7 km da Vetto, si trova la casa della famiglia Marconi.

Sono poverissimi, come tutti i lavoratori stagionali. Emilio è costretto a emigrare in Francia a fare il minatore e il ciabattino; la moglie Leonilde ogni estate scende in pianura col carretto per vendere guanti di lana e cestini di vimini manufatti .

Il figlio maggiore Pasquale, nato nel 1898, è il loro tesoro; e si impegnano per farlo studiare, prima in seminario a Marola e poi al Liceo Classico di Reggio.

Pasquale milita nell’Azione cattolica reggiana ed è tra i primi animatori del Partito Popolare.

Nel 1923 si laurea in medicina e fa il medico condotto in varie sedi reggiane, tra cui San Polo, dove nasce il figlio Emilio.

Il 17 maggio 1931, con il sostegno di molti parroci della montagna, fonda l’ospedale “Principe Umberto” di Castelnovo Monti, il primo nosocomio della montagna, nel quale operano come personale le suore Piccole figlie del Sacro Cuore di Gesù.

Nel 1934 in una fase difficile a livello personale e professionale, compie un ritiro a Monchio delle Olle presso don Pompeo Santi; ne esce col voto di portare sempre i sandali e col proposito di fondare a Castlenovo anche un piccolo Cottolengo.

Con lo scoppio della guerra, Marconi diventa un punto di riferimento per tutta la popolazione della montagna, aiutando e ospitando, anche a Rosano, soldati sbandati e ex-prigionieri alleati.

Da sempre antifascista , Pasquale partecipa nel maggio 1943 al primo Congresso eucaristico della montagna reggiana a Felina, nel corso del quale i cattolici democratici si rioganizzano in prospettiva del dopoguerra; e nel settembre 1943 entra nel Cln di Reggio Emilia in rappresentanza della Dc.

Nominato commissario prefettizio di Castelnovo, viene rimosso dalla carica per l’aiuto prestato a un gruppo di ebrei libici rifugiatisi in paese.

Responsabile sanitario delle formazioni partigiane della montagna, nel marzo del 1944 reca conforto alla popolazione di Cervarolo dopo l’eccidio del 20; e scongiura un’analoga sorte per il paese di Cerrè Sologno.

Per essersi esposto in queste occasioni, viene arrestato dai fascisti il 3 aprile e condotto prima ai Servi, poi in San Tommaso; grazie all’intervento di alcuni amici viene confinato nell’Abbazia di Parma scampando a Fossoli.

Il 23 giugno viene assolto e torna in montagna, entrando come Vice Commissario nel nuovo comando partigiano e difendendo le ragioni dei cattolici democratici nei confronti della componente comunista.

Dopo i bombardamenti di Castelnovo del 4 luglio, la sua famiglia si trasferisce a Villa Berza; ma la figlia Piera, malata di tubercolosi (come già la primogenita Anna, scomparsa nel 1942), viene ospitata da don Nando Barozzi nella parrocchia di Santo Stefano di Pineto , dove il padre va più volte a trovarla.

Nel dopoguerra, come deputato fino al 1963 e leader della destra Dc reggiana, Marconi ricostruisce e conduce l’ospedale, ora Sant’Anna; è inoltre Commissario del San Lazzaro a Reggio e dell’Omni.

Come presidente della bonifica Tresinaro-Secchia dal 1954 si prodiga anche per la costruzione di infrastrutture per la montagna, tra le quali spicca l’acquedotto della Gabellina, inaugurato l’8 ottobre 1961. Marconi è anche sindaco di Vetto dal 1956 al 1972, quando muore nel suo ospedale a Castelnovo.


Riferimenti:
F. Milani, Il dott. Pasquale Marconi Autobiografo(...quasi), Casoli, Castelnuovo Monti 1973
A.Nobili, Vecchia Vetto, AGE, Reggio Emilia 1984
R.Barazzoni, Val d'Enza in armi: momenti di storia della 144. brigata Garibaldi "Antonio Gramsci", ANPI, Reggio Emilia 1991
T. Muratore, Il medico scalzo, Aliberti, Reggio Emilia 2012
www.anpi.it

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