Mario Clivio

Sorbolese d’adozione, ma tuttavia sorbolese doc.
Nato nel 1912 nel reggiano, si trasferisce presto a Sorbolo con la famiglia. Nel 1936 costituisce con il fratello una piccola impresa farmaceutica nel mantovano che, nell’immediato dopoguerra, trasferisce a Sorbolo e trasforma nella O.T.I., Officina Terapeutica Italiana, facendola diventare una importante realtà nella vita economica e sociale del paese fino al 1978.
Capitano del regio esercito italiano, in seguito all’8 settembre 1943 si diede alla macchia e fu tra gli organizzatori della brigata partigiana “7 a brigata S.A.P. – Julia” da lui comandata come “Capitano Moro”. Nei mesi di luglio-agosto 1944 diede inizio alle prime azioni di guerriglia, di sabotaggio, di disarmo di soldati tedeschi ed italiani in pianura. Nel febbraio-marzo 1945, infine, la brigata si trasferì in montagna e operò nel cornigliese.
Il 7 marzo 1945, per evitare ritorsioni contro la sua famiglia, Clivio inscenò il suo rapimento da parte di due partigiani, che in realtà lo portarono a Rividulano prima e poi a Vesta d'Agna (entrambi nel cornigliese) dove prese il comando di circa 300 sappisti che raggiunsero il luogo di ritrovo.
Anche "Radio Londra" riportò la notizia dell'audace trasferimento a piedi durante la notte di 112 partigiani da Casaltone fino a Langhirano attraverso una vasta zona presidiata da tedeschi e fascisti.
Da sempre appassionato della storia del suo paese d’adozione e delle sue tradizioni scrisse successivamente diversi libri: nel 1979 insieme ad Emilio Cocconi dà alle stampe il volume Parliamo un po’ di Sorbolo, nel 1985 con Sergio Gabbi scrisse di vocaboli e modi di dire dialettali Gandoj o magalet ed infine nel 1984 Dal Risorgimento nazionale alle conquiste sociali : Sorbolo dal 1821 al 1921.